8 maggio 1996 – 8 maggio 2026
Sono trascorsi 30 anni dal giorno in cui i Beati Martiri di Tibhirine, nostri fratelli, Christian, Luc, Christophe, Michel, Paul, Bruno e Célestin, hanno unito il loro sangue a quello del Vescovo di Orano Monsignor Pierre Claverie, Henri Vergès (fratello marista), Suor Paul Hélène (piccole suore dell’assunzione), Sr Caridad e Sr Esther (agostiniane missionarie), Jean, Charles, Alain e Christian (missionari d’ africa – padri bianchi), Sr Angèle-Marie e Sr Bibiane (suore di nostra signora degli apostoli), Sr Odette (Piccole suore del sacro cuore – Charles de Foucauld).
E con essi Mohamed, il giovane algerino, musulmano, amico e autista di Mons Pierre Claverie, ucciso con il vescovo nell’ attentato del 1° agosto 1996.
L’Algeria è un Paese grande, dalla storia lunga e ricca di tradizioni, fin dai tempi di sant’Agostino e ben prima.
La conquista islamica cancella quasi totalmente la presenza cristiana fino al XIX secolo, quando l’Algeria diviene colonia francese e si appoggerà alla Chiesa come forza spirituale e culturale.
Gli inizi di ND de L’ Atlas risalgono al 7 marzo 1938. Nel 1962 al momento dell’indipendenza dell’Algeria e con l’espulsione della presenza francese il Monastero è ormai una piccola e fragile comunità ospite del popolo algerino.
A Tibhirine il dialogo spirituale fu inseparabile dal dialogo della vita con gli abitanti del villaggio. Fratel Luc era un’icona del monastero. Medico, era arrivato in Algeria da Aiguebelle nel 1946. Scelse di essere “converso”, per avere maggiore libertà nel gestire l’ambulatorio medico, e il servizio di cuoco in comunità.
Pd Christian, professo del monastero dal 1976, ne diviene il superiore nel 1984; aveva conosciuto l’Algeria durante la sua infanzia e il servizio militare; e aveva un pensiero fortemente orientato al dialogo islamico cristiano.
Gli altri fratelli martiri li raggiungono nel corso degli anni’80: Da Bellefontaine nel 1984 arriva Fratel Michel; nel 1987 Padre Célestin; nel 1989 Padre Bruno. Da Tamié, Padre Christophe nel 1987; e nel 1989 Fratel Paul.
Nel 1993, dopo contestate elezioni politiche, si scatena un conflitto tra varie forze politiche, tra esercito ed islamisti, e si contano centinaia di vittime tra la popolazione.
Viene intimato a tutti gli stranieri di partire.
La sera del 24 dicembre 1993, mentre la comunità di prepara alla Messa di Mezzanotte. Alcuni uomini armati arrivano anche al monastero.
Christian racconta così questo incontro che rimarrà un avvenimento decisivo per lui e per tutta la comunità:
“Ai miei occhi era disarmato, siamo stati faccia a faccia. Ha fatto tre richieste e per tre volte ho potuto dire «no o non così»; lui ha detto «non avete scelta»; io ho risposto «sì, ho la scelta»; non solo perché sono il custode dei miei fratelli, ma anche perché sono il custode di un fratello, che sta di fronte a me, e che deve poter scoprire che esiste qualcosa in lui di diverso da ciò che lui è diventato”.
Rimanere o partire?
Da quel momento in poi si intensificano gli incontri comunitari, in un ascolto comune di ciò che lo Spirito voleva dire loro. “Si sono preparati insieme al martirio” scrive Papa Francesco in Gaudete et Exsultate, 141.
I fratelli a Tibhirine vivono il dramma del paese, come “uomini di preghiera insieme ad altri uomini di preghiera”, nella stabilità monastica, che è amore ai fratelli e al luogo.
Pd Christian de Chergé aveva annotato: “Abbiamo dato la nostra vita a Cristo, ma quanto cosa dargliela nella nostra quotidianità? L’ abbiamo data ‘ all’ingrosso ’, quel giorno in cui abbiamo detto sì. Ma poi bisogna darla ‘ al dettaglio ’ giorno per giorno”.
E ancora “La nostra condizione di monaci ci lega alla scelta che Dio ha fatto di noi, che è per la preghiera e la vita semplice, il lavoro manuale, l’accoglienza e la condivisione con tutti, (…) queste ragioni di vivere sono una scelta libera di ciascuno di noi. Esse ci impegnano fino alla morte”
Furono assassinati – secondo il comunicato degli uccisori – il 21 maggio 1996 – e le teste troncate dai corpi seppellite il 4 giugno nel cimitero del monastero.
La loro morte è illuminata dalla loro vita, che resta un messaggio indelebile per il nostro oggi.
Papa Francesco, in occasione della Beatificazione, diceva: «La loro coraggiosa testimonianza è fonte di speranza per la comunità cattolica algerina e seme di dialogo per l’intera società. Questa Beatificazione sia per tutti uno stimolo a costruire insieme un mondo di fraternità e di solidarietà” (8 dicembre 2018).
E Papa Leone XIV lo riprendeva visitando Algeri poche settimane fa: “Di fronte all’odio e alla violenza, sono rimasti fedeli alla carità fino al sacrificio della vita, assieme a tanti altri uomini e donne, cristiani e musulmani. Lo hanno fatto senza pretese e senza clamore, con la serenità e la fermezza di chi non presume né dispera, perché sa a Chi ha dato fiducia (cfr 2Tim 1,12)” Leone XIV – Algeri 13 aprile 2026
Un’eredità per l’oggi
Sono un’eredità per l’oggi: vita di chi nella Chiesa ha scoperto il tesoro che è l’Altro in ogni uomo, la bellezza e fecondità della comunione.
“…investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà sempre di stabilire la comunione, giocando con le differenze”. Dal testamento di Pd Christian.
A immagine di tuo Figlio
Hanno donato la vita per i fratelli.
Tu hai ispirato loro di restare con la Chiesa e il popolo di Algeria nella fedeltà e nell’ amicizia.
(…)
La pace e l’amicizia vincano sul potere della divisione e dell’odio
Per conoscere i Beati Martiri di Tibhirine e gli eventi legati al 30° anniversario del loro martirio
https://moines-tibhirine.org/fr/




