Corpus Domini – Cibavit eos

Introito del Corpus Domini - Cibavit eos

Testo:

Cibavit eos ex adipe frumenti, alleluia: et de petra melle saturavit eos, alleluia, alleluia, alleluia.

Traduzione:

Li nutrì con fior di frumento, alleluja; e li saziò con miele dalla roccia, alleluja, alleluja, alleluja.

(Sl 80,17)

Commento:

La festa del Corpus Domini nacque nelle Fiandre e fu poi estesa a tutta la Chiesa da papa Urbano IV nel 1264, in seguito al miracolo eucaristico di Bolsena. Non esistendo un’ufficiatura propria, pare che il pontefice affidò la composizione di tutti i brani della Messa e dell’Ufficio divino a S. Tommaso, il quale nei testi insiste in modo particolare sul mistero della presenza reale di Cristo nel sacramento eucaristico che già era messa in dubbio da varie eresie.

L’Introito Cibavit, che S. Tommaso scelse per questa Messa, originariamente era previsto per il lunedì dopo Pentecoste. Come a Pasqua, anche a Pentecoste molti ricevevano i sacramenti dell’iniziazione cristiana. Questo introito era perciò dedicato ai neobattezzati che, diventati figli di Dio, venivano nutriti con il cibo dell’Eucaristia e ricevevano la mistura di latte e miele riservata a coloro, che entrano nella terra promessa “dove scorre latte e miele”[1]. Faceva dunque da eco ad altri due introiti del Tempo pasquale: Introduxit[2], del lunedì dell’ottava, e Quasi modo[3], della domenica in albis, che riporta lo stesso versetto di Cibavit (Sl 80, 2). La presenza dei quattro alleluia richiama la collocazione originaria e insieme sottolinea il carattere pasquale di ogni celebrazione dell’Eucaristia.

Se pensiamo poi all’originario contesto pasquale, non è difficile riconoscere il riferimento sacramentale: il passaggio del Mar Rosso che prefigura il battesimo dei neofiti, usciti dalla schiavitù del peccato; il dono del fior di farina che prefigura la loro prima comunione e il miele che ricorda (con il latte sottinteso) la dolcezza del Parola trasmessa durante il catecumenato e in cui parla, lo Spirito di Cristo, roccia di salvezza sulla quale potranno d’ora in poi appoggiarsi. Infatti Dio non solo li ha nutriti ma li ha saziati. E proprio sulla parola saturavit (che indica una sazietà piena, che non lascia spazi vuoti) la melodia gregoriana raggiunge il punto più alto.

Questo introito, collocato oggi nella festa del Corpus Domini, unisce l’azione dello Spirito Santo nell’Incarnazione di Cristo, nell’Eucaristia e nella Chiesa, “Terra promessa” in cui siamo introdotti col Battesimo e corpo mistico di Cristo.

Ratzinger, unendo Pasqua, Pentecoste, Trinità e Corpus Domini, scriveva così di quest’ultima solennità: “Tale festa nasce e si sviluppa dal mistero della Pasqua e della Pentecoste: la Risurrezione e la discesa dello Spirito Santo sono i suoi intrinseci presupposti. In modo immediato, però, essa è legata alla festa della Trinità nella quale solo si rendono evidenti il fondamento profondo e la correlazione reciproca di Pasqua e Pentecoste. Solo perché Dio è “trino” Egli può diventare chicco di grano “morto” e pane di vita eterna. Il Corpus Domini è una testimonianza che Dio e Amore […] al centro di questa festa sta la transustanziazione perché l’amore è trasformazione”[4].

Le orazioni e le letture della Messa – nei tre diversi cicli – ricordano i vari aspetti dell’Eucaristia:

  • Le letture del ciclo A trattano dell’aspetto del memoriale: l’Eucaristia non è solo ricordo commemorazione, bensì rende presente la redenzione OGGI. Questa redenzione ci fa un solo corpo perché dimoriamo in Cristo e Lui dimora in noi. È questa incorporazione a Cristo che è per noi già ora la vita eterna: vivere in Dio.
  • L’orazione sulle offerte afferma che l’eucaristia è la fonte di unità della Chiesa: “O Signore, concedi benigno alla tua Chiesa i doni dell’unità e della pace, misticamente significati nelle offerte che ti presentiamo”.
  • L’Eucaristia è anche prefigurazione del banchetto celeste come dice l’orazione dopo la comunione: “Donaci, Signore, di godere pienamente della tua vita divina nel convito eterno, che ci hai fatto pregustare in questo sacramento del tuo Corpo e Sangue”.
  • Le letture del ciclo B si concentrano sul tema dell’Alleanza, prefigurata da quella dell’Esodo, realizzata nell’Eucaristia e che dura per sempre perché Cristo è entrato nel santuario del cielo e offre per sempre il sacrificio dell’alleanza davanti al Padre.
  • Nelle letture del ciclo C il tema centrale è quello del sacerdozio di Cristo, vero sacerdote alla maniera di Melchisedek, che continua nella Chiesa, Suo Corpo.

La celebrazione del Corpus Domini, però è caratterizzata, oltre che dalla S. Messa, anche da altri due momenti fondamentali: la processione e l’adorazione del Santissimo Sacramento. Questi due elementi, specie negli ultimi decenni, in molti casi sono stati messi tra parentesi come “devozione”. Tuttavia, il rapporto con Dio non chiede solo interiorità, ma anche un’espressione esterna, una manifestazione corporea (parola, canto e silenzio, gesti e movimenti come inchinarsi, prostrarsi, stare in ginocchio, in piedi ecc…), poiché Dio stesso si è incarnato per venirci incontro, camminare con noi e restare sempre presente in mezzo a noi, in modo speciale proprio nell’Eucaristia. E noi di fronte a un tale dono siamo chiamati sempre, e oggi in modo del tutto speciale, a far memoria di questo; a far festa e manifestare la nostra gioia e la nostra gratitudine per questo. A farlo in modo comunitario, guardando tutti insieme all’Unico Signore che ci fa uno in Lui, Amore che ha vinto per noi la morte. Così con S. Agostino anche noi possiamo esclamare con stupore: “Mistero di amore! Simbolo di unità! Vincolo di carità! Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. S’avvicini, creda, entri a far parte del Corpo, e sarà vivificato […] diventiamo migliori noi diventando partecipi della vita del Figlio nell’unità del suo corpo e del suo sangue, il che appunto viene significato da questo mangiare e bere. Noi viviamo, dunque, per mezzo di lui, mangiando lui, cioè ricevendo lui che è la vita eterna, che da noi non avevamo”[5]. E nella processione il Signore passa in mezzo alle nostre case, scende su di esse. Questo lo fa in ogni imposizione delle mani, ma qui non sono le nostre mani che imponiamo sulla terra, ma portiamo su di essa il Signore, il Creatore stesso, che nel frutto ha voluto donarci Se Stesso.


[1] La Tradizione Apostolica (n° 21) attribuita a Ippolito di Roma (III secolo) riguardo alla liturgia del Sabato Santo riporta:

“Dopo, l’oblazione sarà presentata dai diaconi al vescovo ed egli renderà grazie sul pane… sul calice del vino… sul latte e sul miele mescolati per indicare il compimento della promessa fatta ai nostri padri, nella quale egli parlava della terra dove scorre latte e miele…”.

[2] Il Signore vi ha introdotti in una terra dove scorrono latte e miele… (Es 13,5)

[3] Come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale (1Pt 2,2)

[4] J. Ratzinger, Opera Omnia, vol 11, pp. 559 e segg.

[5] S. Agostino, Omelie sul Vangelo di S. Giovanni, XXVI